FocusSocietàTradizioniTurismoTutti gli ArticoliCefalù, usi e costumi: la Ninnaredda

Katia Culotta2 mesi ago6 min

Nasci Gesu ‘nta na capanna cu l’adura è la so mamma, vannu e vennu li pasturi p’adurari lu Redenturi, recita così la prima strofa dell’antica Ninnaredda Cifalutana, una commovente nenia che si suole cantare la notte di Natale per celebrare la nascita di nostro Signore. L’arrangiamento musicale fu composto dall’organista Rocco Cambiasi, mentre il testo trae forse ispirazione da una antica novena di origine popolare e narra l’emozionante vicenda che ruota attorno ad una povera capanna dove giace al freddo e al gelo u Bambineddu, appena venuto al mondo. La povertà di quel tempo spinge le anime circostanti ad ingegnarsi come meglio possono, offrendo in dono ciò di cui dispongono, recandosi ai piedi della mangiatoia in cui si è verificato umilmente il Miracolo. E così, ancora increduli e storditi dal lieto evento, giungono in processione u picuraru, che porta latti ‘nta la cista, tumazzeddu e ricotta frisca, u cacciaturi che offre un lepriru e un cunigghiu, u lignarolu che porta un fascio di legna, u piscaturi che porta un ‘n fanfiru e un capuni, u viddaneddu che offre racina e muscateddu, ed infine una lavannara che non avendo cosa portare in dono si mette a servizio del Redentore per lavargli i panni.

Nel corso degli anni la tradizione della Ninnaredda ha avuto molti interpreti che le hanno dato voce, allietando le fredde sere d’inverno, tra le strade e per i vicoli, portando un po’ di allegria tra la gente e nei cortili, radunando musicisti volenterosi e scaldando l’atmosfera natalizia cefaludese. Così la gente si affacciava dai balconi e spalancava le finestre, invitava i gruppi ad entrare nelle case, offrendo loro qualcosa da mangiare e da bere, ed invitandoli a suonare ancora e ancora quella bella melodia malinconica. La Ninnaredda Cifalutana ha il sapore del Natale, non c’è anno in cui non risuoni per le vie, non c’è anno in cui la gente non dica: ancuora st’annu a Ninnaredda un la sintutu mancu na vota, e tutti vanno alla ricerca di quell’antichissimo racconto pieno di gioia, in cui u Bambineddu viene celebrato dalla semplicità dei gesti, dalla gente povera con i cuori ricchi. Ma la Ninnaredda ha anche un sapore amaro, una nostalgia che rimanda ad altri tempi, a tempi passati, alla tristezza per chi non c’è più e non potrà più udirla un’ultima volta risuonare per le strade del centro storico, magari come quando i musicanti, passando per tornare verso casa, nel silenzio intonavano di nuovo quel motivo dal significato cosi profondo per noi cefaludesi.

Grazie al costante impegno dell’Associazione Città di Cefalù, la Ninnaredda continua a rivivere per le strade e tra la gente, e finché ci sarà qualcuno a cantarla ogni Natale, la tradizione non potrà mai morire. Come ogni anno l’appuntamento è per il 24 dicembre, a mezzanotte in Piazza Duomo, all’uscita della messa, quando tutti si fermano ad ascoltarla almeno una volta per poi scambiarsi gli auguri, prima di tornare a casa. Dirigerà il Maestro Totuccio Curreri e canterà la voce solista di Marco Manera.

Un ringraziamento speciale a Tutti coloro che tengono in vita la magia e la tradizione del Natale cefaludese, a Serge Raimondi e al gruppo Foto Storiche Cefalù.

1926.La più antica fotografia ritraente il gruppo di musicisti della Ninnaredda con il maestro Giuseppe Rajmondi al centro.

 

 

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