CronacaNotizieSlide principale homeTutti gli ArticoliIl Vescovo Giuseppe ai giovani emigrati per lavoro: «Voglio incontrarvi tutti!»

Katia Culotta3 settimane ago7 min

Anche durante queste gioiose festività natalizie, il pensiero di S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante corre ai giovani emigrati altrove per cercare un lavoro, una vita migliore. Parole di rammarico che lasciano l’amaro in bocca, quelle che si leggono nella sua lettera pubblicata pochi giorni fa e rivolta a tutti quei giovani che non hanno avuto altra scelta se non quella di lasciare le loro case, le loro famiglie, i luoghi in cui sono nati, con la Speranza, forse un giorno, di potervi fare ritorno.

Ma quando?

«Il mio ricordo vuole raggiungere con lo stesso affetto anche quanti sono stati impossibilitati a “scendere giù”. Qualcuno è stato impedito dai prezzi da capogiro dei biglietti aerei, soprattutto per chi dal Nord si sposta verso Sud. Strategie alle quali faccio enorme fatica a dare delle risposte ma che non possiamo tollerare nel silenzio. Per questo vostro ritorno “a casa”, sento il bisogno di ringraziarvi. È un attestato bellissimo di amore per la nostra terra. È una testimonianza di affetto, di gratitudine, di fede»

Il Vescovo Giuseppe si commuove dinnanzi al gesto di quanti, pur facendo un enorme sforzo economico, decidono di tornare per festeggiare il Natale giù in Sicilia, ma purtroppo ricorda anche chi non ha potuto permetterselo. A prima vista sembrerebbe non esistere una motivazione valida per la quale un giovane debba essere costretto a fare una scelta così difficile…eppure accade tutti i giorni, ogni anno sempre più spesso…  e la ragione è semplice:

«Per un “pezzo di pane” che vi garantisca vita e futuro avete lasciato tutto. Con lucido coraggio avete vissuto e continuate a vivere l’esperienza dello sradicamento e del trapianto in ambienti nuovi e diversi. Vivete esperienze che sicuramente danno “luce” ai vostri sogni, per molti meritata e gratificante realizzazione di anni di studio. Sono certo che queste fughe quasi obbligate hanno comportato anche lacrime amare»

Questa fuga silenziosa sta pian piano spopolando la nostra Terra…svuotandola dal suo bene più prezioso, i giovani! Il loro grido lo udiamo nel bisogno di una Speranza rinnovata, nello scorrere del tempo che inesorabilmente ci dice che è tardi! bisogna agire per trovare una soluzione a questa piaga che ci affligge. Per questo il Vescovo Giuseppe vuole fare il possibile per aiutare i giovani nel sostenere il peso di questo terribile fardello.

«La vostra presenza ha tolto dalle nostre bocche parole di tristezza, di rassegnazione. Perdonateci se non siamo stati capaci di offrirvi prospettive di futuro. Perdonate anche la vostra Chiesa se non è riuscita ad avere un passo più veloce: quello della profezia. Forse siamo stati un po’ troppo spettatori di fronte alla desertificazione dei nostri comuni. La Chiesa, come madre, deve anche sentire il peso della sua colpa. Le nostre parrocchie devono diventare sempre più centri propulsori di vita evangelica, centri di elaborazione culturale e di impegno sociale: laboratori della Speranza»

Il Vescovo Giuseppe decide allora di lanciare un invito ai giovani: Incontriamoci, dialoghiamo, raccontatemi le vostre storie! Chiede loro di aiutare la Chiesa a capire, a poter fare qualcosa per offrire nuove prospettive di futuro lontane dal pensiero costante della fuga, dai biglietti aerei troppo costosi, dalle valigie che si riempiono prima di qualche festa per scendere giù e si riempiono a malincuore subito dopo un weekend per ritornare su

Poi vengono citate tutte quelle realtà nate dalla voglia di riscatto: a Palermo con il movimento “Valigie di cartone” e gli studenti con “Si resti, arrinesci” che, qualche giorno fa a Petralia Soprana, hanno organizzato una fiaccolata per far sentire la loro voce. Sono tutte scintille di Speranza, la stessa Speranza che il Vescovo Giuseppe vuole regalare ai giovani in questo nuovo anno appena cominciato… e che sia un anno pieno di Sogni, di Accoglienza, di nuove opportunità di Vita!

«I sogni ci aiutano sempre a farci camminare. Se si sogna in tanti, anche se il cammino è lungo e talvolta insidioso, la meta non appare più irraggiungibile ma incredibilmente vicina!»

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