FocusTutti gli ArticoliLa Rocca di Cefalù vista da un geologo. L’intervista al Dott. Enrico Glorioso

Salvatore Mangano3 settimane ago7 min

La Rocca di Cefalù, ben presente nel nostro panorama cittadino, attira l’attenzione su di sé per un evento purtroppo infausto: pochi giorni fa un masso si è staccato dalla parete rocciosa, fortunatamente senza provocare ferite a persone. Episodi del genere, già accaduti in passato, ci spingono ad approfondire la conoscenza della Rocca, cercando di capire le sue origini, le sue peculiarità geologiche, nonché i rischi che potrebbero essere presenti.

In questo approfondimento ci possiamo avvalere a piene mani delle riflessioni del nostro concittadino, Dott. Geologo Enrico Glorioso, al quale va il nostro più sentito ringraziamento per la sua disponibilità.

Dott. Glorioso, mi permetta intanto di ringraziarla per questa intervista, ci potrebbe dire innanzitutto, dal punto di vista geologico, cos’ è la Rocca? Di quali elementi è principalmente formata? È quale è stata la sua evoluzione nel tempo?

Dal punto di vista geologico la Rocca è un promontorio costituito dai “Calcari di Cefalù” (denominati così da Lentini e Vezzani nel 1974 e da Grasso et al. Nel 1978).

I “Calcari di Cefalù” hanno un’età complessiva dai 113 milioni di anni a 93 milioni di anni, e sono calcari biocostruiti e dolomitici, originatisi dalla deposizione dei gusci carbonatici di alcuni organismi (foraminiferi del genere Orbitolina, Rudiste, alghe e coralli coloniali) in ambiente di mare basso e caldo.

Oggi la piattaforma carbonatica che costituisce il promontorio non è più sommersa a causa dei movimenti tettonici.

Molto interessante, è impossibile scindere la Rocca dal nostro tessuto urbano, di cui ne è parte integrante, ma come abbiamo visto pochi giorni fa, vi possono essere dei rischi. Puoi dire le cause, e i possibili rimedi, riguardo al distacco di parti di parete rocciosa?

Parlando di cause e rimedi posso dire che i dissesti negli ammassi rocciosi si verificano poiché, o sono presenti delle superfici di discontinuità, o delle cavità che suddividono l’ammasso in blocchi, e che hanno un’orientazione tale da rendere il movimento possibile.

Tuttavia, non basta l’orientazione delle discontinuità, perché il movimento deve essere meccanicamente possibile, cioè le forze che tendono a far muovere l’elemento lapideo devono essere maggiori di quelle che tendono ad equilibrare.

Ad esempio, la spinta dell’acqua presente all’interno del materiale di riempimento nelle discontinuità tende a vincere le forze equilibranti. Nel nostro caso specifico non è possibile giungere a conclusioni sulle cause e decidere se sono più adatte opere di difesa attive, passive o miste senza un accurato rilievo geo strutturale e uno studio delle traiettorie.

Speriamo nel meglio. La rocca nasconde al suo interno cavità con meravigliose stalattiti e stalagmiti, potrebbe spiegarci come si formano?

Le cavità presenti all’interno dell’ammasso roccioso si sono formante durante le ere geologiche a causa di molteplici fattori tra cui: la dissoluzione, dovuta all’anidride carbonica disciolta nell’acqua (l’acqua permea all’interno attraverso le fratture) la quale ne fa aumentare il potere solvente;

la presenza di un acquifero carsico all’interno dell’ammasso, dato che un aumento della pressione idrostatica fa incrementare la solubilità dell’anidride carbonica e conseguentemente del carbonato in acqua;

la presenza di altri acidi disciolti nelle piogge come l’acido solforico e altri fattori tecnici.

Infine, per quanto riguarda le stalattiti e le stalagmiti, esse si generano per la precipitazione del carbonato di calcio disciolto nelle acque, al contrario delle cavità che si generano per dissoluzione.

La ringraziamo per le sue delucidazioni.

Abbiamo visto come la Rocca di Cefalù desta sempre interesse sotto vari aspetti, e ci auguriamo possa essere sempre più conosciuta e apprezzata.

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